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“Missus”: la lunga battaglia della Chiesa Friulana

Arriva in val di Fassa lo straordinario docufilm sul percorso iniziato 40 anni fai dai preti e dai laici in Friuli per poter celebrare la liturgia in lingua madre. La proiezione è a Soraga l'11 novembre

Ad un mese esatto dalla proiezione all’Università di Parma l’11 ottobre, il docufilm “Missus” arriva anche in territorio ladino con una proiezione in programma per sabato 11 novembre alle 20.30 a La Gran Ciasa di Soraga.

A far arrivare il documentario storico e linguistico in Val di Fassa è stata Glesie Furlane che nel “Missus Tour” ha intenzione di proiettare il film nei diversi territori di minoranza linguistica. Per il territorio ladino la richiesta è stata accettata dall’Union di Ladins de Fascia e dall’Istitut Cultural Ladin “majon di fascegn”.

Ma di cosa si tratta esattamente? Missus, del regista Massimo Garlatti-Costa documenta le battaglie dei preti di Glesie Furlane per la celebrazione delle messe in lingua friulana.

“Tutto è nato il 28 agosto 1974 – scrivono i protagonisti del film - in occasione di una celebrazione religiosa nelle montagne del Friuli, dieci sacerdoti chiedono ai loro arcivescovi di poter celebrare la messa nella loro lingua: il friulano. La loro richiesta viene negata e i sacerdoti, in segno di protesta, lasciano sull’altare la Chiesa un documento con le loro richieste.

Questo evento crea una rottura ideologica con la Chiesa di Roma, ed è il momento in cui nasce “Glesie Furlane", la Chiesa dei friulani.

Il documentario segue la vita degli ultimi sacerdoti rimasti di Glesie Furlane, che dopo più di 40 anni, sostengono ancora il diritto di usare la propria lingua, sia nella liturgia che nella vita di tutti i giorni.

Pre 'Sef Cjargnel dice: "La dichiarazione dei diritti dell'uomo afferma che tutti gli uomini sono uguali nel linguaggio, nello stile di vita e nella cultura, tuttavia, sia nella società civile che nella vita religiosa, questi diritti vengono negati.

La loro lotta è duplice, sia contro i pregiudizi della società civile di utilizzare la lingua minoritaria nella vita di tutti i giorni, sia contro le imposizioni del clero di Roma, che si spinge fino a negare il permesso ai sacerdoti friulani di tradurre il Messale in friulano.

Missus racconta la storia di 40 anni di lotte per la reale, concreta affermazione di questa dignità e di questo diritto: perché la lingua sia veicolo di libertà e di espressione dell'identità, in particolare per quei Piccoli Popoli - parlanti le così definite Lingue Minoritarie - per i quali la lingua è vero e proprio strumento di sopravvivenza.

I protagonisti di Missus sono una sorta di druidi del ventunesimo secolo che, fra eroismo e invincibile ostinazione, proseguono una lotta che è la stessa di tutti quei 40 milioni di Europei - Baschi, Sardi, Bretoni, Cimbri, Occitani, Gallesi, Ladini e non solo - simbolo della pluralità culturale e della ricchezza storica del Vecchio Continente”.

L’entrata è libera e aperta a tutti.

 

 
 
 
  
  

 

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